Chiesa Santa Maria delle Moie

L’abbazia di Santa Maria si trova nel comune di Maiolati Spontini che nacque come borgo fortificato nel Medioevo. Maiolati fu, nel XV secolo, la piazzaforte della setta dei Fraticelli che provocò la distruzione del castello.

La presenza dell’abbazia di Santa Maria e di quella di San Sisto, poco distante, e l’opera di bonifica dei monaci ci testimoniano un’economia agricola in cui l’olivo e l’olio erano importanti: un documento catastale del 1294 indica che a Moie ci sono due mulini appartenenti a due grandi proprietari terrieri. L’abbazia rappresenta un pilastro della civiltà medievale sotto il profilo religioso, artistico, economico, politico, sociale

Fin dai primi anni dopo il Mille sorgono nella Vallesina, dagli Appennini al Mare, 19 abbazie, monasteri autonomi retti da un abate che ridiedero vita alla zona dopo le invasioni barbariche dell’Alto Medioevo. In epoca romana la Vallesina era un fertile territorio molto popolato ma la decadenza iniziò prima dell’irruzione dei barbari e si arrestò solo nei secoli prima del Mille quando furono fondate tante abbazie. Il fiume Esino, secondo lo storico e geografo greco Strabone (ca 60 a. C. – circa 20 a.C.) segnava il confine tra l’Italia e la Gallia ed era navigabile. Nel Medioevo i monaci, sfruttando la forza motrice, costruirono tanti mulini lungo il corso del fiume mentre il comune di Jesi aveva fatto scavare un vallato di 12 chilometri introducendovi l’acqua dell’Esino e facendo una deviazione tra Maiolati e Castelplanio.

L’abbazia di Moie, costruita a valle, vicino al fiume Esino e circondata da una selva, in origine era costituita dalla chiesa, dal chiostro, dalle sale capitolari per gli incontri dei monaci, dalla cucina, dal dormitorio, dai laboratori. Oggi rimane solo la chiesa, che poi è stata rimaneggiata nel corso dei secoli, e pochissimi resti del monastero. I monaci restarono a Santa Maria fino al 1456.

L’abbazia Santa Maria delle Moje fu fondata all’inizio dell’anno Mille come monastero privato da componenti o parenti della potente famiglia Attoni, Alberici, Gazoni. I primi documenti che ci raccontano della presenza di un abate risalgono al 1201 quando per la prima volta fu distrutto il castello di Moie durante la guerra tra Jesi e Senigallia. Jesi attaccò e distrusse, con l’aiuto delle truppe di Senigallia, il castello dei Conti delle Moje, situato vicino all’abbazia e che, posto a guardia della strada Clementina, ne ostacolava  l’espansionismo verso l’Alta Vallesina. Dopo questa sconfitta, i conti Oradore, Tommaso e Mollario furono assoggettati al comune di Jesi, promisero di non ricostruire più il castello e di risiedere a Jesi da cui ricevettero una somma di denaro e un terreno. Il castello di Moie fu però ricostruito in breve tempo ma attaccato e di nuovo abbattuto dai Fabrianesi nel corso di una guerra contro Jesi nel 1305 a causa della quale furono distrutte anche la villa e la chiesa di San Sisto in contrada Talliano di Maiolati. Fu saccheggiata anche l’antica chiesa di San Michele delle Moje che ricorda la presenza dei Longobardi nella zona dal 500 dopo Cristo.

Santa Maria delle Moie, un tempo, era nominata S. Maria plani, nel 1299 era S. Maria plani Mollearum. L’abbazia era molto ricca: nel 1295 aveva 165 ettari di terra aumentati a 430 nel 1400 di cui buona parte posti nel territorio di Castelplanio. Nel 1425 il monastero di Moie era rimasto quasi senza monaci e per questo motivo il Magistrato di Jesi chiese al papa Martino V che i beni passassero al vescovo di Jesi, rimasto povero. Nel 1456, invece, il papa Callisto III decise che questi terreni, ridottisi a 93 ettari di selva, moja e cerqueto, andassero Capitolo dei Canonici di Jesi.

Nel 1648 si prevedeva una gravissima carestia tanto che deputati dei castelli di Massaccio, Montecarotto, Poggio San Marcello, Castelplanio, Rosora, Maiolati, Castelbellino, Monteroberto, San Paolo, Poggio Cupro e Scisciano, riunitisi a Santa Maria delle Moje il 23 luglio 1648, stesero un memoriale da inviare alla Congregazione del Buon Governo in cui si chiedeva ai cardinali di ordinare al governatore di Jesi di sequestrare tutto il grano avanzato ai proprietari per avere delle scorte sicure.

La chiesa

A pianta a croce greca iscritta (mt 14,50) ha tre navate di cui la centrale più alta delle altre ed è stata costruita con blocchetti regolari di pietra calcarea. Sulla navata centrale una volta a botte ogivale; sulle navate laterali una volta a crociera.
Ha quattro pilastri centrali e cinque absidi fiancheggiate da robusti contrafforti. All’esterno ci sono archetti pensili di pietra bianca.
Le absidi laterali sono incastonate da contrafforti, colonnine, archetti pensili e una monofora.
L’atrio è a pianta quadrata coperto a crociera.
Il portale ha tre archivolti e capitelli ornati.
I due ambienti a lato del portale sono le superstiti basi di due torri quadrate di facciata.

Il crocifisso

Il raffinato crocifisso seicentesco, restaurato di recente, è intagliato da un unico tronco di legno: la freschezza del carnato rosa scuro bagnato dai numerosi rivoli di sangue rosso vivo (dipinti sopra sgocciolature in rilievo) suggeriscono la morte di Cristo avvenuta da poco, la raffinatezza del volto emaciato e sofferto, e la brillantezza della preziosa doratura del perizoma rendono evidente la preziosità dell’opera.

L’immagine della Madonna

La dolce immagine di Maria, un olio su tela, rappresenta l’immagine della Patrona di Moie, che si festeggia l’8 settembre. Il quadro risale al XVIII secolo ed è la copia di un’immagine portata nelle Marche durante una missione; in ogni centro in cui fece sosta si realizzò una copia del dipinto, uno dei quali è custodito a Moie. La Madonna della Misericordia è rappresentata con un bell’aspetto e colori vivaci; sostiene il Bambino, in piedi sulle ginocchia materne, in atto benedicente. Prima dell’ultimo restauro il quadro era posto sopra l’altare principale, per essere poi spostato nell’abside laterale, a sinistra dell’altare, dove è tuttora. La cornice lignea indorata, realizzata dal maestro artigiano Virgilio Contadini, è la riproduzione fedele di quella originale, risalente al XVIII secolo, trafugata il 23 novembre 2006 e non più ritrovata mentre la tela con l’immagine della Madonna è stata trovata, dopo un accorato appello del parroco don Gianni Giuliani e del sindaco Giancarlo Carbini, e ricollocata dal parroco in chiesa. Il parroco aveva scritto un pensiero rivolto a chi ha compiuto quel gesto sacrilego ed era stato pubblicato come inserto nel foglio parrocchiale accompagnato da un articolo di Riccardo Ceccarelli che ne descriveva la storia e esprimeva lo sdegno della comunità per il furto di “un simbolo e un segno”.

Nell’anno 2007 la restauratrice Melissa Ceriachi, diplomata presso l’Opifico delle Pietre Dure in Firenze, ha effettuato l’intervento conservativo sulla tela sotto la supervisione della dott.ssa Claudia Caldari della Soprintendenza dei Beni culturali delle Marche. Il restauro, commissionato dalla parrocchia di Moie, ha riguardato la pulitura del dipinto, in particolare la rimozione di estese ridipinture pertinenti un posticcio intervento che ottundevano e falsavano completamente le cromie originali sottostanti, quali il blu del manto della Vergine in oltremare, il bruno del fondo e il bianco sfumato delle aureole. Il dipinto è stato inserito all’interno di un coprifilo al quale la restauratrice ha applicato, in accordo con la dott.ssa Caldari, uno schermo removibile necessario a proteggere il retro della tela dalla polvere e dai repentini scambi termo-igrometricí con l’ambiente, per una migliore conservazione dell’opera stessa nel tempo.

Natività di Maria

Adelio Novelli ha donato alla parrocchia la riproduzione del quadro “La nascita della Vergine” posizionato nella navata di destra, in alto, vicino all’abside che accoglie la tela della Madonna della Misericordia. L’olio su tela “La nascita della Vergine” (cm 350×195) era la grande pala d’altare dell’abazia ed è attualmente custodita al Museo diocesano di Jesi.

Sant’Antonio Abate

Nell’abside centrale della navata destra si trova l’affresco cinquecentesco che raffigura sant’Antonio Abate. È un dipinto su scialbo a calce e tempera di cm 180×217. È stato restaurato nel 2000, su commissione dell’Amministrazione comunale, da parte di Simone Settembri ed Elisabetta Vinciguerra con la direzione della Soprintendenza di Urbino.

Bibliografia

“L’abbazia benedettina di Santa Maria delle Moie” di Hildegard Sahler, ristampata nel 2010 in un unico volume di cui la seconda parte è: “Arte sacra nell’abbazia di Moie, un viaggio tra culto e cultura”. Edito dal comune di Maiolati Spontini e dall’Istituto Comprensivo “Carlo Urbani” di Moie di Maiolati Spontini, Castelplanio e Poggio San Marcello

“Moie, come eravamo… la Storia che ci piace ricordare”: edito a maggio 2007 dal comune di Maiolati Spontini e dall’Istituto Comprensivo “Carlo Urbani” di Moie di Maiolati Spontini, Castelplanio e Poggio San Marcello

“Arte medievale nella Vallesina, una nuova lettura” di Alvise Cherubini, Effeci edizioni, gennaio 2001

Gianni Barchi: Castelplanio, una storia – edizioni Leopardi, 2004